Data: 22 aprile 2026
Luogo di partenza: Ekok (confine Nigeria- Camerun)
Luoghi intermedi:
Luogo di arrivo: Douala
Km percorsi: Km 366
Way points:
sosta notte: Douala N 4 01.724 E 9 41.800
Resoconto
Giornata decisamente impegnativa!
Ci avevano detto che saremmo partiti nel pomeriggio ma, fortunatamente, verso le 9,30 , le cose cominciano a muoversi.
Nel cortile degli uffici della polizia dove abbiamo dormito questa notte, incontriamo un simpatico personaggio di nome Patrick.
Un francese di Lyon, che viaggia in tutto il mondo su una Smart, produce video dei suoi viaggi e delle interviste che attua con politici e personaggi importanti delle località che visita e, dopo il montaggio, li vende alla televisione francese.
Ovviamente viaggia molto più velocemente di noi, anche se con un veicolo non particolarmente adatto e decisamente sottodimensionato rispetto alla sua mole ed ai territori che affronta negli itinerari.
Ci racconta che è partito solo un mese fa ed è già arrivato in Camerun dove, domani, lo attende il figlio del presidente.
Chi lo segue sulla tv francese, lo conosce come il “signore della Smart”.
Ne ha già cambiate diverse, regalandole ai diversi stati africani.
Raccoglie fondi per beneficenza durante il viaggio, al fine di destinarli ad opere diverse ogni volta, ed ha diversi sponsor visti gli innumerevoli adesivi sulla carrozzeria del veicolo.
Patrick è un uomo decisamente simpatico ed empatico; sa relazionarsi con la gente, parla francese inglese, cinese e spagnolo.
Ci ha raccontato che, il primo viaggio, è stato in Cina, proprio durante il Covid.
“Se il mondo è bloccato, io voglio andare dove tutto è cominciato”.
Grazie a conoscenze importanti che gli aprono le porte per la sua attività, Patrick vive quasi tutto l’anno in giro, sempre con la Smart, per riportare ciò che c’è di bello e buono in ogni Paese.
La conversazione con lui, è molto piacevole e divertente.
Ci permetterà di sopportare le lunghe attese durante tutta la giornata.
Dopo che la polizia ha ricontrollato i documenti, ci hanno fatto tirare fuori il Truck dal giardino per parcheggiarlo in strada.
Sono cambiate le competenze; ora siamo passati sotto i militari responsabili del convoglio, e non potevamo più restare nel cortile . ??? Voi capite il perché??? Boh!
Ad ogni modo, ci dicono che dovremmo partire a breve.
Stiamo aspettando una corriera che è ferma ai timbri in ingresso.
Finalmente, verso le 12, ci mettiamo in marcia.
Davanti a tutti, apre il convoglio, una camionetta verde dei militari con sette, otto persone armate.
Nell’arco di pochi minuti dalla partenza, l’abbiamo già persa.
Vanno ad una velocità stratosferica, su strade accidentate, che noi non riusciamo a sostenere.
Fortunatamente, ogni tanto, si fermano ad aspettare chi resta indietro.
Fra una sosta e l’altra, preparo un panino con la baguette che avevo sgelato in precedenza e i formaggini della “vacca che ride”, una famosa marca francese, diffusa in Africa.
Ne offro uno a Patrick che apprezza neanche fosse una cena gourmet!
Dopo un’altra breve sosta, cambiano i militari della nostra scorta.
Ripartiamo ma, dopo pochi chilometri, accade l’irreparabile imprevisto prevedibile.
Per la troppa velocità, l’auto del convoglio, prende una delle molteplici buche del terreno e esce di strada, cappottandosi.
Quasi tutti gli occupanti, ne escono illesi ma, l’autista, è quello che paga il prezzo maggiore.
Non sembra in pericolo di morte ma, sicuramente ha riportato diverse ferite ed ossa rotte.
Mentre il resto dei militari rimangono sul luogo dell’incidente, lui viene caricato su un auto insieme ad un altro militare responsabile e, scatta la ricerca di un ospedale.
Nel primo paese, l’ospedale, non aveva neppure fasce per i bendaggi.
Nel secondo paese, la situazione non migliora.
Procediamo fino ad un altro ospedale dove, finalmente visitano il malcapitato.
Sembra che abbia rotto la spalla e qualche costola. Dovrà venir trasportato altrove ma, non si teme per la sua vita.
Il problema che riguarda noi invece è che, l’uomo infortunato era l’unico con l’autorizzazione alla guida.
Non possiamo quindi continuare il viaggio in quanto occorre attendere un nuovo convoglio che ci scorti fino al punto “sicuro”.
Chiediamo di farlo in autonomia ma ci chiedono di aspettare per nostra sicurezza ed evitare eventuali problemi burocratici.
Una ora ci assicurano, ma probabilmente in Africa, hanno gli orologi che non funzionano.
Ci rifugiamo nel Truck, insieme a Patrick, per usufruire dell’aria condizionata.
Oggi sembra fare ancora più caldo del solito.
Passa il tempo, ma non si hanno notizie dei nuovi militari.
Comincia a piovere e a fare buio. Sono ormai le 18.
Noi potremmo fermarci lungo il percorso, appena superata la zona di rischio ma, Patrick, deve tassativamente arrivare a Douale . Il navigatore parla di altre 5 ore di viaggio.
Quando ormai aveva quasi perso le speranze, arriva il nuovo convoglio.
La pioggia ed il buio, insieme alle strade che nascondono insidie, non ci rendono la guida facile. Mentre con la luce, il convoglio procedeva più spedito, per nostra fortuna adesso, hanno ridotto la velocità e riusciamo a stare tutti in colonna.
E’ veramente pericoloso guidare in Africa di notte, sia per noi che per i pedoni che camminano lungo il ciglio della strada.
Non ci sono fari di illuminazione ed è molto facile che si creino incidenti.
Lungo il percorso, continuiamo a vedere pezzi di piante strappati ed abbandonati sulla strada ad indicare che, pochi metri oltre, c’è un veicolo in panne o rottami abbandonati.
Il viaggio è stressante.
Durante il primo tratto di strada di oggi, io e i cani siamo stiamo nella cellula abitativa per avere un pò più di fresco.
Non avendo l’aria condizionata in cabina di guida, la vivibilità è insostenibile per i cani che rischiano il colpo di calore.
Però, rimanere nella cellula abitativa, durante la guida su strade dissestate, fa apparire il camion come una lavatrice in modalità centrifuga.
Vengo continuamente sbalzata violentemente nonostante sia seduta sul divano.
I cani sono in stress ma, grazie alla mia presenza, accettano di rimanere al mio fianco.
Ascolto tutti i rumori che provengono dagli armadi, dove custodiamo le cose, le quali vengono sbattute energicamente ad ogni sobbalzo; sono spaventata dalle oscillazioni e dallo stress delle torsioni che il Truck deve sopportare. Dopo un viaggio in queste condizioni riconfermo pienamente la robustezza del nostro Truck e sono felice di aver scelto una azienda seria e competente come Unicat per averlo costruito.
Ma torniamo a noi.
Solo el secondo tratto del viaggio, quando ormai è buio, posso riportare i cani nella cabina di guida. Teniamo tutti i finestrini aperti per permettere all’aria ancora calda, di entrare e circolare.
Osservando all’esterno del parabrezza, sotto le luci dei fari di profondità, miliardi di minuscoli insetti si spiaccicano sul vetro insieme alle gocce di pioggia che, nel frattempo, è diventata più lieve.
Il tempo passa e lentamente ci avviciniamo alla meta.
Douala, la capitale del Camerun, è una città grande, trafficata, è abbastanza sporca da quanto possiamo osservare ed annusare.
Sono le 23 e, nonostante l’ora, centinaia di veicoli affollano le strade principali della città.
Agli abitanti del Camerun piacciono molto le luci colorate ed i locali che incrociamo, sono decorati da molti neon di vari colori che si accendono ad intermittenza come se fossero le decorazioni dell’albero di Natale. Nei bar e nei ristoranti affacciati lungo le strade, c’è musica assordante e molta gente seduta ai tavoli per un drink.
Patrick, alla guida della minuscola Smart, fa da apripista e ci porta fino al suo hotel.
Nel ristorante a fianco, lo stanno aspettando. Il ristorante ormai è chiuso ma, gli hanno tenuto la cena in caldo. Noi questa sera digiuniamo.
Beviamo una birra , lo salutiamo con simpatia e la promessa di rimanere in contatto e, stravolti, torniamo nel Truck parcheggiato in strada, per farci una doccia e dormire.
Una giornata faticosa, ma ce l’abbiamo fatta !
Luoghi di interesse: –
Tipo di sosta: in strada davanti all’albergo di Patrick
Note: –











