Data: 20 aprile 2026
Luogo di partenza: Akome
Luoghi intermedi: –
Luogo di arrivo: Obokum
Km percorsi: Km 59
Way points:
sosta notte: N 5 54.392 E 8 54.683
Resoconto
Vi avevo detto che la costruzione dove ci eravamo fermati ieri notte era abbandonata?
Ebbene no, mi sbagliavo. Si tratta di una scuola che, tutt’ora , viene utilizzata.
Questa mattina, abbiamo cominciato a sentire voci e, guardando fuori, abbiamo visto diversi ragazzi e ragazze, in divisa bianca e nera, che andavano a scuola.
Per evitare di venir assaltati dalla massa, come succede sempre, abbiamo spostato di qualche metro, vicino al ciglio della strada, il Truck prima di portare fuori i cani. E’ stato inutile.
Quando i ragazzi hanno visto i pelosi, si sono precipitati ad osservarli da vicino.
Nessuno ha il coraggio di avvicinarsi a toccarli. I cani li affascinano ma sono temuti.
Terminata la colazione, ci muoviamo.
I soliti controlli lungo la strada da parte dei militari.
⁃ Dove andate?.
⁃ Andiamo in Camerun.
⁃ Ah …fate buon viaggio.
Qualcuno chiede anche i passaporti.
Ad un controllo, Davide passa senza accorgersi di un militare che ci insegue in motorino e riporta mio marito al check point .
Il capo, guarda serio i documenti e gli dice che dovremmo avere l’e-visa!
Ma come ? Abbiamo speso più di €500 a testa per avere il visto in ambasciata e questi vogliono
l’e-visa? Abbiamo già passato altri controlli di immigrazione e nessuno ha detto nulla!
Poi, sfogliando il passaporto, il militare si accorge che abbiamo il timbro di entrata con 30 giorni di permesso.
Davide può finalmente tornare sul camper.
Continuiamo il tragitto.
Prendiamo una deviazione sterrata per andare a visitare altre cascate ma, dopo poche centinaia di metri, ci accorgiamo che la strada è bloccata da un albero caduto.
Torniamo sulla principale; raggiungeremo le cascate da un’altra strada.
Altro controllo dei passaporti. Riportano i dati sul loro libro e ci lasciano procedere.
Ma a cosa serve scrivere a mano, sui libri, i nostri nomi. Come faranno mai a controllarli in caso di bisogno.
Forse c’è un nuovo sistema di connessione Wi-Fi fra i vari quaderni che a noi è sconosciuta?
Superato anche l’ultimo controllo, arriviamo al villaggio delle cascate, l’ultimo prima del confine con il Camerun.
Veniamo accolti dalla solita folla di persone e ragazzini.
Ci dicono di parcheggiare in una area recintata da un muretto.
Per entrare, ci tocca “disboscare” perché rischiamo di distruggere il tetto del Truck.
Davide con un macete, sale sul tetto e taglia i rami mentre tutti i presenti lo osservano.
Uno signore che vive a fianco alla location della nostra sosta, diventa il nostro “tutore”.
Ci accompagnerà lui in giro.
Gli diciamo che vogliamo mangiare qualcosa e riposare un pò prima di andare a vedere le cascate; così facciamo.
La cosa peggiore (o quasi) che ci poteva accadere durante il viaggio, era di rompere l’aria condizionata.
Da questa mattina, nella cabina di guida, l’aria condizionata ha smesso di funzionare.
Dalle bocchette, esce aria a temperatura ambiente; è come avere un asciugacapelli che ti soffia in faccia!
Noi ne risentiamo molto ma, sono i cani che soffrono il caldo ancora più di noi.
Inoltre, non possiamo tenere i finestrini aperti per evitare che, ogni tipo di insetto, entri nell’abitacolo.
Senza aria condizionata, siamo arrivati nel villaggio, stremati dal caldo umido e non vedevamo l’ora di godere un pò di frescura della cellula abitativa.
Appena arriveremo a Douala, nella capitale del Camerun, andremo alla MAN per cercare di riparare il problema del condizionatore. Dovremo quindi resistere, qualche giorno, in queste condizioni.
Verso le 16,30, accompagnati dal signore che ci ha presi sotto la sua protezione, e da una quindicina di ragazzini, scendiamo lungo il sentiero delle cascate.
Si possono osservare da subito ma, per scendere fino alla base, bisogna camminare una decina di minuti su un terreno molto accidentato.
Per un tratto, avevamo portato anche i due cani ma, vista la temperatura elevata, abbiamo riportato Yoda nel Truck.
Odino invece, insieme a Davide, è arrivato fino in fondo ed ha approfittato per farsi un bel bagno nell’acqua fresca.
Io, poco agile, sono rimasta più in alto, protetta dai ragazzini che mi facevano domande e mi toglievano gli insetti che pizzicavano, dalle gambe.
Tornati al Truck, la nostra guida ci ha chiesto di andare a presentarci al capo del villaggio.
E’ importante per loro portare anche un dono.
Ci siamo quindi fermati a comperare una bottiglia di gin da portare in regalo, come consigliato dal nostro accompagnatore.
C’è molto rispetto reverenziale nei confronti del capo villaggio. Farsi una foto con lui è un segno di riconoscenza.
Durante la passeggiata per raggiungere la casa del capo, tutti ci salutavano : welcome, how are you?
We are fine ! And you ?.
L’avremo ripetuto almeno 100 volte, a tutti quelli che incrociavamo.
Siamo stati presentati a quasi tutto il villaggio oltre alla famiglia della nostra guida.
Tornati al Truck, ci siamo scattati delle foto insieme e abbiamo rimandato i saluti a domani mattina, prima della nostra ripartenza.
Una doccia è necessaria. Ci sono 38 gradi ed una umidità impossibile. Siamo completamente fradici ma l’esperienza di vivere una tale accoglienza è stata indimenticabile.
Luoghi di interesse: cascate di obokum
Tipo di sosta: nel villaggio vicino alla discesa per le cascate su un prato all’interno di una recinzione con muretto.
Note: andare a presentarsi al capo villaggio con una bottiglia di liquore.












