Tambacounda-Dindefelo- Andjel

Data: 26 – 28 febbraio 2026

Luogo di partenza: Sosta al confine di kalifourou

Luoghi intermedi: tambacounta, dar el Salam (parco nikolo koba), Kedougou, Dindefelo (Cascata), Bendafassi, Andjel (villaggio animista)

Luogo di arrivo: Ibel

Km percorsi: Km 180 + 200 + 41 Quad 12

Way points: sosta notte 1(Medina Niemeneke- parco): N 13 20.031 W 13 19.181

sosta notte 2: camp dogon du fouta (dindefelo): N 12 22.820 W 12 19.418

Sosta notte 3: (maison bilalj- Andjel) N 12 31.018 W 12 21.508

Andjel villaggio animista: N 12 32.617 W 12 22.143

Cascata: N 12 21.887 W 12 19.454

Ingresso parco Niokolo Koba: N 13 15.599 W 13 12.108

Resoconto

Per continuare con i detti popolari, mentre ieri avevo citato il classico “la speranza è l’ultima a morire”, oggi mi sento più indirizzata verso il detto “chi vive sperando muore cagxxxxndo”!

Sempre più in angoscia, non riuscendo a giungere ad un dunque con la storia del visto, abbiamo trascorso la mattinata parlando al cellulare con l’ambasciata della Guinea in Italia.

La persona che sta tentando di aiutarci e ci fa da tramite con il console, non sa neppure lei cosa fare. Io tento in vari modi di spiegarle che il problema dipende dalla Guinea e dal sito che non funziona e non ci permette di mandare i documenti richiesti ma sembra non volerlo capire. Solo dopo che ci ha messo in contatto con sua figlia, la gentilissima Jenny, una studentessa universitaria che parla perfettamente italiano, si rende conto della situazione. Jenny infatti, con le nostre credenziali, ha provato ad accedere al sito e, si è resa immediatamente conto che non ci permette di integrare la documentazione con i documenti delle vaccinazioni che mancavano. Sembra che, nessuno sappia cosa fare ma, ho la sensazione, che il console non abbia chiamato il Paese per chiedere come potremmo procedere.

Ci propongono di rifare la procedura e di pagare un’altra volta il costo dei visti. Personalmente temo che questo potrebbe non servire perché, se il sito ha problemi, potremmo cadere dalla padella alla brace e buttare via solo del denaro.

Mi metto in contatto con Tamara, la signora che ci aveva aiutato inizialmente. Lei adesso è a Dakar e si rende disponibile ad andare al consolato la prossima settimana e, provare a fare il visto da lì.

Alle 12,30, non avendo più speranze di riuscire a risolvere la situazione a breve prendiamo la decisione di muoverci dalla sosta che ci ha ospitato per 8 giorni.

Davide sta dando i numeri ed io sono abbastanza stressata per la situazione apparentemente banale ma che ci sta facendo sentire impotenti e ci sta togliendo serenità .

Mettiamo in moto HungryWheels e partiamo alla volta del parco Niokolo Koba.

Si tratta di una strada ben asfaltata, comoda e rapida. Puntiamo verso nord e, superata Tambacounda, proseguiamo verso sud est. Ci fermiamo nei pressi del villaggio prima di quello dove si trova l’ingresso del parco. Sta imbrunendo e preferiamo sostare in una zona tranquilla.

La mattina seguente, il venerdì, ancora una volta aspettiamo notizie dall’ambasciata ma, si conferma una speranza vana. Mi girano un messaggio in cui, un collega in francese, conferma il mal funzionamento del sito e promette di ricontrollare di sabato mattina.

Non ci aspettavamo nulla di risolutivo ma stiamo veramente perdendo le speranze!

Ci dirigiamo verso il parco ma, una volta giunti all’entrata, come temevamo, ci dicono che non possiamo entrare con i cani.

Già lo sapevamo che, nei parchi, è praticamente impossibile che ti facciano entrare con animali ma , abbiamo voluto tentare. Avremmo potuto nascondere i cani all’interno del camper e saremmo entrati. Noi però non siamo così. Ci piace essere corretti a costo di essere penalizzati.

Senza troppo discutere, riprendiamo la marcia.

La prossima tappa vuole essere la cascata di Dindefelo.

Seguendo una strada sterrata rossa non troppo accidentata per circa una ora dal paese di Kedougou, arriviamo al minuscolo villaggio della cascata.

Ci accordiamo con il proprietario del camping dogon de fouta per parcheggiare all’interno del giardino per cfa 5000 (€ 7,60) e di cenare presso il loro ristorante per cfa 5000 a persona.

Prendiamo anche accordi con un ragazzo di nome Omar che, domani mattina, ci farà da guida per raggiungere la cascata a piedi per cfa 5000 .

Ma si sono messi d’accordo per chiedere sempre lo stesso prezzo ?

Facciamo in tempo a passeggiare con i pelosi in mezzo agli abitanti di Dindefelo che veniamo chiamati per andare a cena.

Un piatto di riso con una minuscola coscia di pollo ed una banana sono le pietanze che costituiscono la nostra cena .

Siamo stanchi e un pò disillusi. Ma il pollo è stato condito con un buon sughetto che rende il piatto gradevole.

Dopo cena , facciamo una breve passeggiata fra le capanne del villaggio.

Sulla montagna si è sviluppato un incendio che sembra avanzare verso il villaggio.

Anche gli altri turisti che alloggiano nelle capanne del camping tengono d’occhio l’avanzare delle fiamme mentre i locali, appaiono indifferenti.

Prima di andare a letto , verso le 23,30, monitoriamo ancora la situazione del fuoco. Sembra sceso ma si sta lentamente esaurendo.

Non mi sento tranquilla e la notte trascorre un pò agitata. Mi sveglio più volte ma, non avvertendo nessun allarme, mi rimetto a dormire.

Questa mattina, alle 8, siamo pronti per la camminata. Omar, la guida ci aspetta.

Ha già pagato il biglietto per la visita (cfa 2000 a persona circa €3). Ci inoltriamo lungo il sentiero del bosco. Il terreno è in piano ma ci sono diversi ciottoli. Lungo il percorso incontriamo diverse persone che si stanno adoperando per spegnere gli ultimi focolai delle fiamme che hanno bruciato fino al torrente. Non hanno grandi mezzi per fare i pompieri. Una bottiglia di acqua, ripetutamente riempita nel torrente e delle frasche di foglie sono gli unici strumenti in uso.

Diamo anche noi il nostro contributo, versando sulle braci l’acqua.

Ci sono molte donne che stanno portando al torrente i panni da lavare in grandi ceste poste sul loro capo. Il sabato è il giorno del bucato.

Immergono nell’acqua i vestiti e li sbattono con violenza sulle pietre. Ripetono l’operazione più e più volte per poi stendere i panni sui rami degli alberi.

Giungiamo alla cascata dopo circa 45 minuti di cammino.

L’acqua che cade da una roccia alta circa 200 metri ci regala un bellissimo spettacolo.

Alla base si forma un laghetto di acqua fresca e pura.

Avevo portato il costume con l’idea di fare un bagno ma cambio prontamente opinione.

Rimaniamo per una mezz’ora ad osservare la cascata e a godere della frescura di questo angolo di paradiso, poi ci rimettiamo sul sentiero per fare ritorno al villaggio.

Prima di raggiungere il camping, veniamo fermati da un artista locale che crea disegni semi astratti con colori bellissimi. Ci mostra i temi principali dei suoi quadri che riguardano le figure del villaggio. Il capo del villaggio, il contadino, la donna che porta l’acqua, quella che pulisce, quella che cucina…

Scopriamo che l’artista si chiama Roman . Anche un nostro caro amico spagnolo, che dipinge con aerografo in maniera spettacolare, si chiama Pepe Roman. Che caso, conoscere due artisti in due continenti diversi, con lo stesso nome !

Tornati al camping, chiamo nuovamente l’ambasciata della Guinea in Italia. Nessuna novità! Ci raggiorniamo a lunedì. Non avevamo dubbi in merito. Meno male che abbiamo deciso di muoverci e venire a fare qualcosa. Almeno così il tempo ci passa senza pensare sempre e solo al visto!

Prima di pranzo, ci rimettiamo in marcia.

Sosta, per mangiare, prima di Bendafassi. Riposino, visto che avevamo dormito non troppo bene. Riprendiamo il tour alle 15,30.

Attraversiamo il villaggio di Bendafassi. Non c’è nulla di particolare.

Per raggiungere le altre località occorre parcheggiare il camper e muoverci con il Quad.

Lasciamo i cani con l’aria condizionata e, con il Quad ci dirigiamo verso il villaggio di Andjel.

Per raggiungerlo occorre scalare, a piedi, delle rocce grandi e tondeggianti.

Il villaggio non si vede dalla base e quindi siamo indecisi se cimentarci o meno nell’impresa.

Una vocina nel mio subconscio mi suggerisce di andare a scoprire questo angolo nascosto.

Vinco la mia pigrizia e, guidati da un ragazzino di nome Nicolà, cominciamo a salire verso la cima delle rocce.

Dopo una decina di minuti, raggiungiamo la vetta e veniamo accolti da bambini festosi. Ci avviciniamo ad una capanna rotonda con il tetto in paglia, tipica abitazione dei paesi bassari. La sta costruendo un uomo insieme ad una decina di bambini. E’ in fango, come si faceva una volta.

L’uomo si presenta, si chiama Jack e Nicolà è suo fratello.

Ci conduce nella “piazza” del villaggio. Sotto l’immancabile baobab sacro una decina di uomini sono intenti a costruire cestini in bambù. Si offrono di farci visitare il villaggio in cambio di una mancia (cfa 5000). Ci spiegano che il villaggio è abitato da 260 persone che appartengono a 3 famiglie. Ogni famiglia ha un compito. C’è la famiglia dei capi, quella dei contadini e quella che si occupa delle feste. Sono tutti molto gentili e cercano di farsi capire, un pò in francese, un po’ in spagnolo e con qualche parola di italiano. Il villaggio è stupendo. Si gode un panorama incredibile e la gente ci sorride. Sono tutti molto pacati e non hanno problemi se facciamo foto. Solo alcune donne anziane che stanno lavorando con il matterello non gradiscono che le immortaliamo, e noi non le immortaliamo. Terminato il tour, torniamo nella piazza a salutare gli uomini del villaggio e, con i due cestini di bambù che abbiamo acquistato per cfa 5000 , iniziamo la discesa a valle.

Nicolà ci segue discreto. Forse teme che ci possiamo perdere, oppure vuole solo raggiungere gli altri bambini che sono rimasti lì a guardare il nostro Quad. Come non ricompensarli con un giretto sul nostro quadriciclo?

Una festa che li rende felici. Tutti seduti o aggrappati sul Quad, con un sorriso stampato sul viso, vengono portati per un breve tratto da Davide, sullo sterrato.

Si sta facendo tardi. Il sole è tramontato e noi dobbiamo tornare al camper.

Salutiamo i ragazzini e imbocchiamo lo sterrato che ci condurrà dai nostri pelosi.

Veniamo fermati da un militare che avevamo salutato nel tragitto di andata. Ci chiedono se il camion parcheggiato all’inizio della strada è nostro. Lo hanno visto e si sono posti in allerta. Li tranquillizziamo dicendo che è il nostro camper e chiediamo se possiamo rimanere in quel posto per la notte. Ci dicono che non ci sono problemi e ci salutano con un sorriso.

Tornati al Truck tiriamo le somme della giornata.

Una delle poche cose positive , anzi, l’unica , di non aver avuto il visto, è stata la possibilità di visitare la cascata ed il villaggio animista di oggi. Sono due luoghi semplici ma veramente genuini.

Questa è l’Africa che ci piace!

Domani andremo a Salemata. Un altro villaggio dei Paese dei Bassari in Senegal.

Continuate a scoprire con noi pezzetti in vera Africa.

Luoghi di interesse: parco Nikolo Koba , cascata di dindefelo, villaggio animista Andjel

Tipo di sosta: 1) un villaggio prima dell’entrata del parco in mezzo alla savana e non distante da strada 2; 2) presso camping dogon de fouta, con ristorante no servizi . 3) a lato strada sterrata in piano non distante dal villaggio di Andjel

Note: sia la cascata che il villaggio di Andjel sono raggiungibili solo a piedi. Percorso semplice . Cascata 45 min in mezzo al bosco in piano sterrato con ciottoli . Villaggio si raggiunge salendo verso la montagna attraverso grandi massi in 10 minuti.

Incendio a Dindefelo
Davide = Grisù
Sul cammino per la cascata di Dindefelo
Cascata di Dindefelo
Con Omar alla cascata di Dindefelo
Dindefelo. Panni ad asciugare
Lungo il percorso per Andjel
Andjel, bimbo al lavoro
Nicolà ci guida a Andjel
La piazza di Andjel. Uomini che fanno cesti con il bambù
Andjel. Cesti in bambù
Andjel vita nel villaggio animista
Andjel
Andjel. Tipica capanna
Andjel. Panorama dal villaggio
Andjel
Andjel
Andjel. Bimbi felici

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