Bar – Albadat – Balingho

Data: 4 febbraio 2026

Luogo di partenza: Barra

Luoghi intermedi: Albadar

Luogo di arrivo: Balingho

Km percorsi: Km 147

Way points: acqua: N13 33.512 W 15 54.788

Museo schiavi Albadar : 13 20.202 W 16 22.956

sosta notte: N 13 29.302 W15 35.943

Resoconto

Ripartiamo da Barra dopo aver trascorso una notte tranquilla, alle porte del fort Bullen.

Prima tappa di oggi: Albadar, per la visita del museo degli schiavi.

Uscire da Barra, non è stata una cosa rapida.

Molto il traffico a causa di chi parcheggia in mezzo alla strada.

Alla fine superiamo gli ingorghi.

Seguendo per sittanunku raggiungiamo infine Albadar.

Non c’è molto nel villaggio, fatto salvo il museo che si trova quasi alla fine del piccolo centro urbano.

Il costo di entrata è di DA 400 (€4,60) a persona ma si paga anche un contributo per la comunità (una specie di tassa di soggiorno) di DA 200 a persona. Tutto con regolare ricevuta !

Il biglietto per il museo, vale anche come ingresso all’isola di kunta kinteh, James Island, la cui storia è raccontata anche all’interno di questo museo.

Occorre comunque pagare la barca per raggiungere l’isola , erosa dal mare, dove si trovano solo i resti di una fortezza.

Il museo è costituito da 3 stanze con pochi oggetti esposti e solo pannelli esplicativi di ciò che è accaduto, nei secoli, in merito alla deportazione degli schiavi dal Gambia verso l’Europa e gli Stati Uniti.

I francesi e gli inglesi si sono “impossessati” di migliaia di uomini, donne e bambini trattandoli come merce e vendendo, al miglior offerente, quelli che riuscivano a superare il terribile viaggio per il nuovo mondo, stipati nelle stive delle navi.

Decidiamo di non recarci a James Island ma di continuare il viaggio lungo la sponda nord del fiume Gambia.

Raggiungiamo, verso nord, Kuntair e procediamo verso est fino a Farafenni, fatto salvo una pausa pranzo poco oltre la metà del tragitto.

Lungo la strada asfaltata principale, in buono stato, ad una carreggiata per senso di marcia, ci sono diversi rubinetti di acqua potabile.

Ci fermiamo a Nja Kunda per caricare la tanica.

Una signora, esce dal portone vicino al rubinetto e ci chiede dei soldi.

Nello stesso tempo, un giovane ci avvisa che, per prelevare l’acqua, occorre chiedere il permesso al capo della comunità.

Chiamato l’uomo, gli spieghiamo che abbiamo bisogno dell’acqua da bere e che preleviamo un centinaio di litri.

Gli diciamo inoltre che, la signora, ci ha chiesto soldi.

Il capo si arrabbia con la donna dicendo che, i soldi, sono della comunità e non per lei; dopo un “consiglio di stato” con altri presenti, ci dice che possiamo prendere l’acqua che ci serve senza pagare visto che, fidandosi della nostra parola, è la prima volta che lo facciamo e che non abbiamo chiesto prima di farlo, perché non conoscevamo la regola.

A questo punto, siamo noi ad insistere per lasciare un piccolo contributo di DA 200 , che viene accettato dopo un iniziale diniego.

In Gambia, la lingua parlata è l’inglese e, per noi, diventa più facile comprendere e spiegarci, così da evitare problemi o incomprensioni.

Riprendiamo il viaggio, sempre lungo la strada asfaltata principale.

Attraversiamo un fiumiciattolo proveniente da nord su una strada rialzata e raggiungiamo il villaggio di Baddibu.

In ogni villaggio c’è un controllo di polizia ma non sembrano particolarmente interessati a controllare nessuno, rimanendo seduti all’ombra, il più delle volte.

Il territorio che stiamo attraversando è pianeggiante , costellato da cespugli secchi, alberi tipo acacie e qualche baobab di piccole dimensioni.

Devo ammettere che, lungo la costa settentrionale non ci sono grandi punti di interesse, ragione per cui, molti turisti scelgono di fare una crociera sul fiume e navigare lungo le acque fino in fondo al paese, piuttosto che affrontare il monotono percorso via terra.

Noi abbiamo deciso di arrivare fino a Farafenni e, attraversando il fiume, passare sulla riva meridionale del fiume, decisamente più invitante.

Optiamo per non proseguire verso est perchè la strada è lunga per arrivare alla fine del Gambia, (più del doppio di quella percorsa oggi) e ci sono solo pochi punti di interesse sulla riva settentrionale, che valga la pena di visitare.

Durante questo viaggio purtroppo ci troveremo spesso a fare delle scelte su dove andare e cosa visitare essendo impossibile avere una visione totale di tutti i paesi che visiteremo procedendo verso sud.

In questo caso, preferiamo ritornare verso ovest e concentrare la visita del Gambia nella parte più interessante del Paese.

Anche in Senegal avremmo voluto andare a visitare il principale parco nazionale del paese, il Niokolo- Koba , ma risulta fuori rotta di centinaia di chilometri.

Comporterebbe tempo e molti soldi visto il consumo di carburante di HungryWheels .

A Farafenni non ci sono cose particolari da vedere.

Unica cosa singolare è il mercato della domenica al quale partecipano moltissime persone, anche provenienti dal Ghana o dal Senegal.

Però oggi è mercoledì pertanto, questa sera, invece di andare a Farafenni, preferiamo trovare una sosta fuori dai centri abitati.

Prendiamo un sentiero che parte proprio dall’inizio del paese e si dirige verso sud.

Sulla punta, c’è un villaggio che si chiama Balingho , dove sembra esserci un piccolo approdo.

Lungo la strada sterrata, lontano diversi chilometri da ogni centro abitato, incrociamo un fanciullo che ci fa segno di fermarci.

Porta sulla testa , una borsa di plastica annodata ; sembra pesante.

Rallentiamo e, appena ci fermiamo, lui fa per saltare sulla piattaforma del Quad.

Capisco che vuole un passaggio lungo l’unico sentiero che sicuramente porta a casa sua.

Gli faccio cenno di darmi la borsa e di salire in cabina.

E’ proprio un ragazzino.

Senza dire una parola, mi si siede sulle gambe.

Gli parliamo in inglese ma non capisce.

Non apre bocca, non dice nulla.

Semplicemente, ci guarda inespressivo, con i suoi grandi occhi scuri.

Cerco di farmi dire il suo nome continuando a ripetergli il mio e quello di davide ed indicando le persone.

Solo quando aggiungo anche i nomi dei cani, lui risponde “Abdul .

Davide gli batte il 5 e lui sorride.

Cerco di chiedergli quanti anni ha e, con la mano, lui mi fa il segno di avere 7 anni.

Fa caldo, lui è sudato.

Gli offriamo da bere da una bottiglia che teniamo davanti mentre guidiamo.

Sembra non fidarsi e beve solo dopo che Davide ne prende anche lui un sorso.

Percorriamo diversi chilometri sul sentiero di terra rossa e mi sorge il dubbio che la strada sia sbagliata.

Un ragazzino da solo, con ciabatte di almeno due numeri più grandi dei suoi piedi, con 37 gradi di temperatura, che cammina per tanti chilometri con una borsa di almeno 5 kg ?!

Ad un certo punto, all’altezza di una biforcazione del sentiero principale, ci fa segno che deve andare da quella parte.

Vuole scendere.

Cerchiamo di dirgli che lo accompagniamo noi, anche se non è dove vogliamo andare ma ci sembra entrare in allarme.

Sgrana gli occhi, teme che non vogliamo farlo scendere.

Forse non vuole far vedere che si è fatto accompagnare.

Lo lasciamo andare per il sentiero mentre, timidamente ci saluta con un sorriso accennato ed un “Bonjour “.

Ha salutato in francese ? Ma qui parlano inglese? Boh …forse è l’unica parola straniera che conosce.

Sembra incredibile che, durante la polemica che è sorta in Italia per il bambino lasciato a piedi al freddo dall’autista dell’autobus, a noi, sia successa una cosa simile.

Giungiamo al villaggio di Balingho.

Ad accoglierci un gruppo di bambini ed una ragazza italiana, Aurora, che è sposata con un gambiano, ha due figlie e vive qui.

Ci racconta un pò della sua vita e dei suoi progetti futuri.

Sta collaborando con la scuola elementare nel villaggio.

Non hanno la corrente elettrica. Si sono procurati un pannello solare ma adesso devono montarlo. Lei vuole insegnare ai bambini a piantare i fiori, a coltivare i giardini.

Ha aperto una iniziativa “gofundme” per raccogliere un pò di soldi e aiutare. Chi volesse aiutare può trovare nelle note i riferimenti.

Domani faremo un salto alla scuola a conoscere i ragazzini che studiano li.

Sembrava una giornata un pò insignificante, dopo aver visitato il museo, ma si è rivelata invece una giornata piena di esperienze empatiche.

A domani…

Luoghi di interesse: Albadar: museo degli schivi; James Island;

Tipo di sosta: sulla riva del fiume Gambia no servizi , parecchi insetti piccoli, 3

Note: iniziativa GoFundMe.com inserire nel motore di ricerca: Balingho lower basic . https://www.gofundme.com/f/please-help-balingho-lower-basic-primary-school-the-gambia/cl/s?utm_campaign=fp_sharesheet&utm_medium=customer&utm_source=copy_link&lang=it_IT

Museo schiavi a Albadar
Museo schiavi a Albadar
Museo schiavi a Albadar
Museo schiavi a Albadar
Termitaio lungo il sentiero
Lungo il percorso
Lungo il percorso
Lungo il percorso
Lungo il percorso
Lungo il percorso
Con Abdul
Abdul va a casa
Sosta notte a Balingho
Sosta notte a Balingho
Sosta notte a Balingho

Lascia un commento